{"id":15572,"date":"2024-02-25T10:20:46","date_gmt":"2024-02-25T09:20:46","guid":{"rendered":"https:\/\/brioagro.com\/analysis-of-modern-olive-growing-and-its-agroindustry\/"},"modified":"2024-02-25T10:48:36","modified_gmt":"2024-02-25T09:48:36","slug":"analysis-of-modern-olive-growing-and-its-agroindustry","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/brioagro.com\/it\/analysis-of-modern-olive-growing-and-its-agroindustry\/","title":{"rendered":"Analisi dell&#8217;olivicoltura moderna e della sua agroindustria"},"content":{"rendered":"&#8220;`html\r\n\r\n<p>Per poter analizzare l&#8217;olivicoltura moderna, dobbiamo iniziare nel 1980, quando l&#8217;oliveto tradizionale copriva 7,5 milioni di ettari in 23 paesi, principalmente tra i paralleli 35\u00b0 e 45\u00b0 di latitudine nord. Oggi, l&#8217;olivicoltura \u00e8 evoluta con oliveti intensivi e ad alta densit\u00e0, rappresentando rispettivamente il 22% e il 6% dei 2,5 milioni di ettari di oliveto nel mondo. Inoltre, l&#8217;oliveto a siepe, emerso nel 1995, occupa quasi il 4% della superficie totale dell&#8217;oliveto, adattandosi ai cambiamenti climatici e alla scarsit\u00e0 di manodopera.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>La produzione di olio d&#8217;oliva si \u00e8 espansa in pi\u00f9 di 66 paesi, sfidando l&#8217;idea tradizionale che l&#8217;olivo finisca dove finisce il Mediterraneo. L&#8217;evoluzione risponde ai cambiamenti climatici e alla diminuzione della popolazione rurale attiva nell&#8217;agricoltura.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>L&#8217;oliveto a siepe, con 450.000 ettari, ha generato una nuova olivicoltura di precisione, ottimizzando le risorse e trasformando la cultura dell&#8217;olivo. In luoghi insoliti come l&#8217;Arabia Saudita, l&#8217;Argentina e la Cina, ha stimolato la domanda globale di oli d&#8217;oliva, generando frantoi innovativi che superano molte nazioni produttrici.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Questi frantoi, con capacit\u00e0 eccezionali, affrontano sfide logistiche a causa della dimensione delle aziende e della breve stagione di raccolta. Il risultato \u00e8 una nuova tipologia di frantoi, sottolineando l&#8217;importanza del campo nell&#8217;agroindustria.<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15558\" src=\"https:\/\/brioagro.com\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/ALMAZARA-ULTIMAGENERACION.jpg\" alt=\"\" width=\"769\" height=\"420\" \/>\r\n\r\n&nbsp;\r\n\r\n<hr \/>\r\n\r\n&nbsp;\r\n\r\n\r\n<p>Di seguito presentiamo l&#8217;articolo di opinione pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.eleconomista.es\/opinion\/noticias\/12678616\/02\/24\/la-olivicultura-moderna-un-condicionante-para-su-agroindustria.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">economista.es<\/a> il 17 febbraio 2024 da <strong>Dr. Juan Vilar Hern\u00e1ndez<\/strong>, analista oleicolo internazionale, consulente strategico, professore all&#8217;UJA e agricoltore, con il titolo:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;olivicoltura moderna, una condizione per la sua agroindustria<\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Nel 1980 c&#8217;erano sul pianeta circa 7,5 milioni di ettari di oliveto, principalmente tradizionali, distribuiti in 23 paesi dei 5 continenti, per lo pi\u00f9 in condizioni di seccagno, e tra i paralleli 35\u00b0 e 45\u00b0 di latitudine nord, poich\u00e9 nell&#8217;emisfero sud, sebbene ci fossero gi\u00e0 alcuni oliveti, non si erano sviluppati come coltura economica di rilievo, sebbene successivamente si sviluppassero tra i 35\u00ba e i 41\u00ba sud. Oggi, la frase del poeta francese George Duhamel&nbsp;&#8220;dove finisce l&#8217;olivo, finisce il Mediterraneo&#8221; \u00e8 superata.<br>Gradualmente, lo sviluppo dell&#8217;olivicoltura, con oliveti intensivi, negli anni &#8217;60, inizia a spostare dalla seconda met\u00e0 degli anni &#8217;80 gli oliveti tradizionali dove l&#8217;approvvigionamento idrico lo permetteva, o a sostituire colture di diversa natura, come cereali, oleag\r\n\r\ninose, ecc., arrivando oggi a rappresentare sul pianeta 2,5 milioni di ettari, il 22% della superficie totale attuale dell&#8217;oliveto, con&nbsp;<strong>tra i 300 e i 600 alberi per ettaro&nbsp;<\/strong>e con un grado di meccanizzazione superiore al tradizionale.<br>Allo stesso modo, durante gli anni &#8217;80 emerge un&#8217;altra olivicoltura pi\u00f9 avanzata, in questo caso, con una densit\u00e0 leggermente superiore, denominata oliveto ad alta densit\u00e0, con un numero di piante che potrebbe variare tra i 600 e i 900 per ettaro, molto pi\u00f9 meccanizzabile. In questo caso rappresenta il 6%.<br>Nel 1995 e avendo come origine Finca Valonga, a Huesca, emerge un altro tipo di olivicoltura,&nbsp;<strong>l&#8217;oliveto a siepe, che attualmente occupa quasi il 4% della superficie totale&nbsp;<\/strong>dell&#8217;oliveto nel mondo, che attualmente supera gli 11,6 milioni di ettari. Facendo un paragone, l&#8217;oliveto che copre il pianeta, rappresenta un&#8217;area simile alla superficie dell&#8217;Andalusia o del Portogallo.<br>Quindi, dopo 42 anni, siamo passati a una situazione inedita, poich\u00e9 sul pianeta ci sono ora pi\u00f9 di 66 paesi che producono olio d&#8217;oliva, con l&#8217;oliveto tradizionale che rappresenta meno del 68% della superficie coltivata totale di olivi. In paesi come il Canada, sopra i 46\u00ba di latitudine nord, o nella Patagonia argentina, sotto i 41\u00ba di latitudine sud, si trovano i frantoi pi\u00f9 lontani in termini australi e boreali rispettivamente.<br>Questa evoluzione, sia nella forma di coltivazione dell&#8217;oliveto che nei luoghi di coltivazione, \u00e8 legata a due motivi. In primo luogo,&nbsp;<strong>al modo in cui si sta radicalizzando il clima&nbsp;<\/strong>e le anomalie che ci\u00f2 comporta in un&#8217;area e nell&#8217;altra, e dall&#8217;altro, al fatto che la popolazione rurale attiva nell&#8217;agricoltura \u00e8 passata, in meno di 50 anni, dal 42%, a prevedersi che nel 2050 non raggiunga il 20%, essendo per l&#8217;Europa meno del 4%, mentre per l&#8217;Africa sarebbe leggermente inferiore al 40%.<br>Concentrandoci sull&#8217;oliveto a siepe, attualmente rappresenta una superficie di 450.000 ettari, e si sta adeguando in base ai due fattori precedentemente menzionati, la combinazione tra una maggiore adattabilit\u00e0 dell&#8217;olivo a nuove aree geografiche e&nbsp;<strong>la mancanza di disponibilit\u00e0 di manodopera in alcune aree.<\/strong><br>Mettendo questo tipo di oliveto in contesto, una campagna normale genera una produzione di olive di quasi 3,3 milioni di tonnellate, una quantit\u00e0 di quasi 450.000 tonnellate di olio d&#8217;oliva, principalmente vergine extra, quasi il 36% di quello ottenuto nel mondo. Il fatturato generato da questo tipo di oliveto \u00e8 di oltre 2 miliardi di euro per campagna.<br>Attualmente sono stati creati una dozzina di microambienti olivicoli, legati alla loro agroindustria, la cui idiosincrasia, livello tecnologico applicato, conoscenza, esperienza e modo di lavorare sono diversi, e uguali tra loro.&nbsp;<strong>Dei 10 frantoi pi\u00f9 evoluti, e con il pi\u00f9 ampio range di molitura del pianeta, 9 si trovano in aree dislocate<\/strong>&nbsp;dalle zone abituali dell&#8217;oliveto, dove, tra gli altri fattori, l&#8217;oliveto a siepe ha agito come leva di trasformazione dell&#8217;innovazione, divulgatore della cultura dell&#8217;olivo e promotore del consumo di oli d&#8217;oliva. Arabia Saudita, Argentina, Cile, California (USA), Australia, Alentejo portoghese, Cina, ecc., sono luoghi insoliti dove \u00e8\r\n\r\n stato piantato l&#8217;oliveto a siepe, e che in precedenza non avevano questo tipo di coltura.<br>Quali sono stati i suoi effetti? Il primo, creare un incremento della domanda di oli d&#8217;oliva, generando paesi con un deficit produttivo e&nbsp;<strong>un elevato consumo che in momenti come l&#8217;attuale sostengono una domanda di qualit\u00e0.&nbsp;<\/strong>Da un altro punto di vista, hanno creato una nuova olivicoltura di precisione, che ottimizza l&#8217;uso delle risorse come l&#8217;energia, gli agrochimici o l&#8217;acqua, e con aziende che erano inverosimili fino ad ora nel campo dell&#8217;olivicoltura, che nella maggior parte dei casi superano i 2.000 ettari di superficie, arrivando fino a oltre 7.000, in un unico confine.<br>Questi ambienti, in termini di agricoltura, generano una necessit\u00e0 di raccolta, per la dimensione delle aziende e la disponibilit\u00e0 di risorse, che in alcuni casi, e per azienda, superano i 4 milioni di chilogrammi al giorno, rendendo difficile l&#8217;attivit\u00e0 a causa della breve durata della campagna e dell&#8217;idiosincrasia del frutto nella sua molitura, generando cos\u00ec una nuova tipologia di frantoi (solo uno di questi produce pi\u00f9 olio d&#8217;oliva dei 55 paesi produttori di olio d&#8217;oliva non principali insieme).<br>Il 70% di questi frantoi supera i 100 milioni di chilogrammi di olive molite per campagna, dispongono di macchinari efficienti, e con capacit\u00e0 che consentono di produrre pi\u00f9 di 1 milione di chilogrammi di olio d&#8217;oliva vergine extra in un solo giorno e richiedono un livello di formazione, esperienza, coordinamento, tecnologia, e coordinamento propri di progetti della stazza di quelli diretti da Pierre Satre, ingegnere capo, e responsabile dell&#8217;A\u00e9rospatiale-BAC Concorde, evidenziando ancora una volta che&nbsp;<strong>il campo condiziona gli anelli successivi,<\/strong>&nbsp;e in particolare l&#8217;agroindustria, i frantoi.<\/p>\r\n\r\n<div style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/juan-vilar-hern%C3%A1ndez-884aa8b6\/?originalSubdomain=es\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/media.licdn.com\/dms\/image\/D4D03AQF-lVwt1LgseA\/profile-displayphoto-shrink_200_200\/0\/1704544735417?e=1714608000&amp;v=beta&amp;t=wXE8FgWA_kfRvVbDmsDcqpQfqWHSJD_FziRBgRe3PsQ\" alt=\"Juan Vilar Hern\u00e1ndez\" width=\"200\" height=\"200\" \/><\/a><p class=\"wp-caption-text\">Juan Vilar Hern\u00e1ndez<\/p><\/div>\r\n\r\n<hr \/>\r\n\r\n&nbsp;\r\n&#8220;`","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;`html Per poter analizzare l&#8217;olivicoltura moderna, dobbiamo iniziare nel 1980, quando l&#8217;oliveto tradizionale copriva 7,5 milioni di ettari in 23 paesi, principalmente tra i paralleli 35\u00b0 e 45\u00b0 di latitudine nord. 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